mercoledì 23 maggio 2007

Eroi dimenticati

Era il 23 maggio di quindici anni fa, quando verso le 18.00 i sogni di libertà dei siciliani onesti s’infrangevano contro il muro di violenza issato da una mafia in evidente difficoltà.

Quel giorno moriva, insieme alla moglie Francesca Morvillo ed agli uomini della scorta, Giovanni Falcone, il giudice palermitano del pool antimafia (di Rocco Chinnici) che insieme con l’amico e giudice Paolo Borsellino (che morirà 57 giorni dopo) aveva fatto tremare “cosa nostra”.

Il ricordo che conservo di quei giorni è quello di un bambino di 7 anni, eppure a differenza di altri avvenimenti, che pure segnarono la storia del nostro paese, il mio è un ricordo ancora nitido.

Ciò che successe a Falcone, e che pochi mesi dopo accadde anche a Borsellino, gode ancora, a distanza di anni, di un posto d’onore nella mia memoria.

Ricordo soprattutto la reazione della gente, piazze piene di uomini e donne che urlavano contro i mafiosi vigliacchi; ricordo i politici che in tv pronunciavano parole solenni invocando la linea dura contro la mafia ed i mafiosi; ricordo un attivismo sociale e politico che mai, da quando ho memoria, era stato così in fermento.

Per le piazze di città e paesi in quei giorni succedeva di tutto, manifestazioni, fiaccolate, e soprattutto rabbia, la rabbia di quei siciliani (ed italiani in genere) che in quel periodo sembravano aver dichiarato guerra alla mafia.

Oggi invece tutto sembra dimenticato, molti giovani della mia generazione non ricordano più quelle battaglie per la legalità. Il sacrificio di Falcone e Borsellino, che aveva fatto sognare la libertà ad un popolo schiavo, sembra essersi dissolto nel nulla.

A volte mi chiedo se tutto ciò che ne rimane sia davvero un’albero in via Notarbartolo e due lapidi sulla A29.

Nemmeno le istituzioni, che per prime dovrebbero commemorare i propri caduti, sembrano ricordarsene. In particolare la massima carica della nostra regione, il Presidente Salvatore Cuffaro, lo scorso anno preferì, con la compagnia dell’onorevole Cintola (sospettato di essere un'amico intimo di Brusca), appoggiare la campagna elettorale di un candidato sindaco di Partinico, piuttosto che partecipare alla manifestazione contro la mafia in memoria di Falcone e Borsellino.

Sia chiaro la mia più che una critica vuole essere un invito alla coerenza, d’altronde che senso ha diffondere slogan del tipo ”la mafia fa schifo” se poi non si rende il giusto tributo a quelli che furono i principali artefici della lotta alla mafia.

Concludo con un augurio a questa terra bellissima e disgraziata, nella speranza che ci si possa sempre indignare di fronte alla ferocia e alla vigliaccheria con cui la mafia uccise i nostri paladini, da Boris Giuliano a Rocco Chinnici fino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per ricordare il loro coraggio e le loro idee, e finalmente, guardando avanti, costruire un futuro all’insegna della legalità.

martedì 1 maggio 2007

Il regno degli impuniti...

..Ovvero la bananopoli dell'informazione, dove le notizie si danno al contrario, dove chi viene condannato per corruzione diventa improvvisamente un eroe naziolnale.
A tal proposito mi viene in mente un evento al quale ho assistito in prima persona;
da circa una settimana è iniziata la campagna elettorale (anche se per il sindaco uscente della "città più cool d'italia" sembra essere iniziata un "pelino" prima) e alcune personalità politiche nazionali hanno iniziato ad appoggiare questo o quel candidato, a seconda del partito di appartenenza, nei vari comizi che infestano le piazze di città e paesi.
In particolare mi è rimasto impresso l'intervento di tal Lorenzo Cesa (che ad oggi mi risulta essere il segretario nazionale dell'UDC) durante un comizio elettorale a Belmonte Mezzagno, il quale accompagnato da altre due personalità politiche tutte Made in UDC, ovvero Totò Cuffaro e Saverio Romano, si è permesso di definire "gentaglia" prima tutta la sinistra estrema, per poi focalizzare l'attenzione (e gli improperi) su l'attuale Presidente della Camera Fausto Bertinotti e sull'attuale segretario nazionale del PCI Oliviero Di Liberto, definendoli letteralmente "gentaglia".
A questo punto si presume che per fare dichiarazioni del genere Lorenzo Cesa sia un uomo senza macchia e senza peccato, verifichiamo...

Biografia tratta da Wikipedia

"Lorenzo Cesa
(Arcinazzo Romano, RM, 16 agosto 1951) è un uomo politico italiano. Ricopre dal 2005 l'incarico di segretario dell'UDC.
[...]

Precedenti giudiziari

Nel 1992 Cesa fu indagato dalla Procura di Roma per abuso d'ufficio, insieme alla giunta del sindaco Franco Carraro, per presunti illeciti riguardo l'emissione di un finanziamento pari a 90 miliardi di lire destinato ad un incarico di censimento del patrimonio immobiliare del Comune. Cesa non viene condannato.

A partire dal 1993 ha avuto un processo intentato per concussione, accusato dai magistrati romani di aver riscosso una mazzetta di trecentomila euro per conto del ministro Gianni Prandini, subendo per questo in quell'anno un periodo d'incarcerazione, dopo alcuni giorni dall'ordinanza d'arresto. Inizialmente Cesa si sottrasse all'arresto, dal 6 all'8 marzo 1993, rimanendo due giorni in latitanza per poi consegnarsi spontaneamente al pubblico ministero.

Nelle fasi del processo ha ammesso il verificarsi del fatto, dichiarandosene però estraneo, in quanto i soldi non sarebbero stati destinati a lui ma a Prandini, all'epoca ministro dei lavori pubblici e presidente dell'Anas e all'ingegner Antonio Crespo (direttore generale dell'ente).

Cesa dichiarò di aver ricevuto [...] delle contropartite politiche da parte del ministro che sovvenzionava le nostre iniziative politiche.": il GUP riconobbe l' "ampia confessione dei fatti contestati". [1]

Il 21 giugno 2001 è condannato in primo grado, insieme ad altri responsabili, a 3 anni e 3 mesi di reclusione per corruzione aggravata. Con lui, Prandini riceve una condanna a 6 anni e 4 mesi e a Crespo vengono dati 4 anni e 6 mesi. Le imputazioni confermate riguardano 750 miliardi di lire in appalti truccati, che hanno fruttato agli interessati 35 miliardi di lire in tangenti tra il 1986 e il 1993.

La Corte d'Appello ha poi annullato, l'anno seguente, la sentenza per aver riscontrato una incompatibilità del Gup: il Tribunale dei Ministri (assegnato per via del coinvolgimento del ministro Prandini), non può sostenere il ruolo accusatorio e deve restituire la causa al Gip di Roma, il quale dichiara gli atti del 2005 come "inutilizzabili" e dispone il "non luogo a procedere". Intanto, subentra la prescrizione del reato grazie alle modifiche alla legislazione attuate dal Governo Berlusconi.

Nel marzo 2006 è stato nuovamente indagato dalla procura di Catanzaro per truffa e associazione per delinquere, nell'inchiesta denominata "Poseidone": l'accusa riguarda cinque miliardi di lire truffati all'Unione Europea tramite una società fantasma, la Spb Optical Disk Srl, di cui era comproprietario con il consigliere ANAS Giovanbattista Papello e Fabio Schettini, capo della segreteria di Franco Frattini."


Che strano, un plurindagato reo confesso condannato per corruzione che accusa Di Liberto e Bertinotti, i quali fino a prova contraria sono due "incensurati", di essere "gentaglia".

Forse ho capito, Cesa vive nel mondo al contrario dove i giornali non denunciano i politici corrotti e dove ad un pluricondannato si permette di legiferare in parlamento a spese dei contribuenti. Per lui Bertinotti e Di Liberto non possono essere altro che gentaglia, altrimenti non andrebbe di certo in giro con ex tangentisti (come lui) ed indagati per mafia (vedi Cuffaro).